“I want (you)th”. Uno scambio giovanile Erasmus+ per creare opportunità per i giovani

Lo scambio giovanile Erasmus+ “I want (You)th“, ospitato dall’associazione No Borders, ha coinvolto 25 giovani di età compresa tra i 14 e i 18 anni e 7 leader provenienti da 5 Paesi: Italia, Bulgaria, Slovacchia, Spagna e Albania. Lo scambio, incentrato sui temi del volontariato, della partecipazione attiva dei giovani e sulle opportunità di mobilità internazionale, si è svolto in Italia, nel suggestivo Eco-Ostello del Parco Monte Barro di Galbiate, dal 18 al 26 settembre.

Lo Scambio Giovanile

Durante i 7 giorni, grazie ad attività di educazione non formale, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di:

  • approfondire i temi  della partecipazione attiva, della differenza tra volontariato e attivismo, nonché conoscere le diverse opportunità di volontariato a livello locale, nazionale ed Europeo, quali, ad esempio, i progetti di volontariato internazionale del Corpo Europeo di Solidarietà e del programma Erasmus+
  • accrescere le loro competenze trasversali, in particolare le diverse soft skills legate alla comunicazione, alla risoluzione dei problemi, alla gestione del tempo e delle risorse
  • riflettere sul contributo personale che danno e/o che possono dare alla società attraverso il volontariato e sull’uso dei social media al fine di affrontare le questioni sociali e di sensibilizzare i giovani a questo tema 

I partecipanti hanno vissuto, molti per la prima volta, l’esperienza di vivere in una comunità multiculturale, di prendere parte ad attività autogestite e di educazione non formale, a giochi di ruolo, discussioni e a momenti di volontariato sul campo con l’associazione Legambiente Lecco. Coloro tra i ragazzi che erano già attivi come volontari nei rispettivi paesi, circa la metà del gruppo, hanno condiviso le loro storie con gli altri partecipanti, e l’intero gruppo, in occasione di una human library, ovvero una biblioteca umana di storie, in cui le persone diventano libri e raccontano le loro vite a chiunque sia disposto a prestare attenzione, ha ascoltato storie di volontariato di giovani provenienti da tutta Europa.

Non sono mancate le serate interculturali, momenti in cui i ragazzi hanno potuto condividere la loro cultura e le loro tradizioni nazionali con tutto il gruppo attraverso lezioni di danze popolari, dalla sevillana alla tarantella, e grazie a presentazioni di piatti tipici e a quiz sulle curiosità del proprio Paese. Questo apprendimento reciproco e continuo non si è limitato alle sole serate, ma è stato un processo presente in tutte le attività, sia quelle legate al progetto che quelle organizzate dai ragazzi nei momenti liberi a loro disposizione.

I risultati

Come risultato tangibile del progetto, in una delle sessioni pratiche legate al volontariato, i partecipanti, dopo aver ascoltato una presentazione sugli obiettivi e sui progetti di Legambiente Lecco, l’associazione che gestisce l’ostello in cui è stato ospitato il progetto, hanno costruito alcuni oggetti da materiale di riciclo da destinare alla decorazione del posto, come un’insegna con il nome del Parco Monte Barro, una casetta per gli uccelli, alcuni contenitori per posate e matite e un appendiabiti in sughero.

Durante la mobilità sono stati utilizzati numerosi strumenti artistici per esplorare le diverse opportunità promosse dall’Unione Europea, quali gli scambi giovanili Erasmus+, il Corpo Europeo di solidarietà, i progetti di solidarietà e di Discover EU. I partecipanti si sono cimentati in rappresentazioni teatrali, hanno fatto esperienza di volontariato sul campo, hanno disegnato strisce di fumetti sul tema della partecipazione attiva dei giovani e realizzato poster per presentare le varie opportunità di mobilità internazionale, oltre ad aver immortalato tutti questi momenti con foto e video.

Inoltre, nell’ambito del progetto, i partecipanti hanno ideato alcune proposte di volontariato su temi per loro importanti e che ritengono essere problematici nelle loro comunità, dunque, hanno pensato a diverse attività da implementare una volta tornati nei rispettivi paesi, ad esempio:

  • organizzare eventi per lo scambio di vestiti a ogni stagione, nonché campagne informative sul problema del fast fashion, rivolte in particolare ai giovani
  • organizzare conferenze nelle scuole e nei centri giovanili per affrontare il problema delle fake news e della disinformazione, aumentando l’alfabetizzazione mediatica dei giovani.

I risultati del questionario di valutazione dell’impatto del progetto, distribuito a tutti i partecipanti il primo e l’ultimo giorno dello scambio, hanno mostrato un visibile aumento della comprensione delle differenze tra volontariato e attivismo, un aumento minore, ma comunque significativo, della consapevolezza delle diverse opportunità di volontariato (a livello locale, nazionale, europeo e internazionale) e una migliore consapevolezza di quali sono le questioni sociali a cui i partecipanti, come individui, sono maggiormente interessati e che vorrebbero affrontare nelle loro esperienze di volontariato, nonché una conoscenza più profonda dell’impatto del volontariato e della partecipazione attiva nella società odierna.

Le voci dei partecipanti

Ma cosa potrebbe descrivere al meglio il progetto se non i partecipanti stessi? Pochi giorni dopo il ritorno a casa, a una domanda su come fosse andata l’esperienza dello scambio, Miriam, una partecipante italiana, ha risposto che “L’argomento è stato molto utile perché ora so come trovare opportunità di volontariato su temi specifici. La cosa che mi è piaciuta di più è stata ascoltare le esperienze degli altri ragazzi. I momenti più impegnativi sono stati cercare di creare un piano che piacesse a tutti e che mettesse d’accordo tutte o la maggior parte delle idee che ci venivano in mente. I momenti più felici sono stati quelli in cui ballavamo nell’auditorium o persino quando ballavamo mentre lavavamo i piatti e cucinavamo”.

Mario (Spagna) dice: “Ho imparato molto a esprimermi, anche se è stato più difficile perché ho usato una lingua diversa dalla mia lingua nativa. Ho anche imparato che a volte ho bisogno dei miei spazi e che socializzare sempre può essere davvero stancante. Immaginavo che i Paesi più lontani avessero molte differenze, ma ho visto che siamo davvero simili in tutti gli aspetti. Ho imparato molte cose diverse, come balli, parole ed espressioni nuove da tutti i Paesi presenti, ed è stato molto divertente. Sono partito per lo scambio con un’idea piccola di ciò che il volontariato e l’attivismo fossero davvero e sono tornato a casa con moltissimi esempi, idee e modi diversi per contribuire al nostro pianeta e alla società”. 

Kalina (Bulgaria) dice: “Durante il progetto ho capito che vivere in una comunità è difficile ma non impossibile quando si lavora in gruppo nelle attività e fuori. Ho imparato che è importante partecipare attivamente alla comunità in cui si vive, non solo per la propria crescita personale, ma anche per l’ambiente. Una delle cose più impegnative che ho fatto è stata quella di aprirmi con gli altri partecipanti durante le attività, ma, alla fine, tutto è diventato più facile e i discorsi sono filati più lisci. Alcune attività sono state decisamente più impegnative, perché riguardavano argomenti che la maggior parte di noi non conosceva bene. Anche se è stato difficile, l’esperienza che ne ho ricavato è qualcosa che non si può trovare altrove e le amicizie che si creano lungo il percorso sono quelle che ti accompagneranno per il resto della vita. Ho avuto modo di sperimentare altre culture e credo che le serate culturali siano state la mia parte preferita dello scambio. Alla fine, posso dire che l’esperienza che ho fatto a Galbiate ha indubbiamente cambiato la mia vita e che parteciperò sicuramente ad altri progetti”.

Potete trovare ulteriori riflessioni e commenti sullo scambio in questo video creato dai partecipanti durante l’ultimo giorno di attività.

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