Arcos de Valdevez sta nel nord del Portogallo, nel Minho, a un’oretta e mezza di autobus da Porto: il tipo di posto che non compare nelle liste dei viaggi da fare a vent’anni e che proprio per questo funziona. È qui che, dal 27 luglio al 4 agosto 2026, si è svolto Team Up!, scambio giovanile organizzato dall’Associação Juventude de Vila Fonche nell’ambito del suo accreditamento Erasmus+ nel settore gioventù.
A incontrarsi sono statx ragazzx tra i 14 e i 17 anni arrivatx da Portogallo, Spagna e Italia — otto partecipanti per delegazione, accompagnatx da due group leader ciascuna, per una trentina di persone in tutto. Un dato conta più degli altri: sette partecipanti su otto per ogni gruppo provenivano da contesti con minori opportunità. Non è un dettaglio tecnico da formulario. È la ragione per cui uno scambio come questo esiste, e il motivo per cui il tema scelto — la comunicazione — non era affatto scontato.
Comunicare, cooperare, sbagliare insieme
Il programma ruotava attorno a cinque parole che nei progetti europei si leggono spesso e si praticano meno: comunicazione, partecipazione, lavoro di squadra, apprendimento interculturale, inclusione e solidarietà. La metodologia era quella dell’educazione non formale — nessuna lezione frontale, nessun voto, molto lavoro in cerchio — e gli obiettivi dichiarati erano concreti: sviluppare l’ascolto attivo e la capacità di esprimersi, rafforzare la cooperazione attraverso sfide di gruppo e problem solving, aprire spazi sicuri in cui prendere iniziativa senza il timore di sbagliare.
Nella pratica, questo ha significato giornate costruite su dinamiche di gruppo, workshop creativi e prove da superare insieme, alternate a momenti di scambio interculturale in cui ogni delegazione portava la propria lingua, il proprio cibo, le proprie abitudini. La sede era Pousadinha, la struttura ricettiva dell’associazione, dove lx partecipanti hanno condiviso camere e bagni e dove si sono svolte gran parte delle attività. Il resto è successo fuori: piazze, spazi pubblici e vita quotidiana di Arcos de Valdevez, scelti deliberatamente per far incontrare il gruppo con lx abitanti del posto invece di tenerlo chiuso in una bolla.
C’è un particolare che dice molto dell’impostazione del progetto: nell’infopack, l’associazione avvertiva che il Wi-Fi della struttura è limitato e a tratti instabile, e invitava a prenderla come un’occasione — «disconnettersi un po’ dagli schermi e connettersi di più con il gruppo». Per un gruppo di adolescenti, una settimana con la linea che va e viene è già di per sé un’attività di comunicazione.
Anche gli spostamenti facevano parte del discorso. I costi di viaggio sono stati coperti da Erasmus+ secondo le fasce di distanza, con un rimborso più alto per chi viaggia green: per la fascia 500-1999 km — quella che riguarda la gran parte dellx partecipanti italianx — si passa da 309 a 417 euro scegliendo treno o autobus al posto dell’aereo. Una differenza di 108 euro che, moltiplicata per una delegazione, smette di essere simbolica.
Le testimonianze dellx partecipanti
“Quando sono partita per il Portogallo non sapevo bene cosa aspettarmi. Sapevo che avrei conosciuto tante persone nuove e che avremmo passato una settimana tutti insieme, ma non pensavo che mi sarei affezionata così tanto in così poco tempo.Una delle cose che mi è piaciuta di più sono stati i giorni al mare. Andavamo in acqua con le tavole e, invece di fare proprio surf, ci sdraiavamo e aspettavamo che arrivasse l’onda per farci portare. Sembra una cosa semplicissima, ma era troppo divertente. Cadevamo, ci spingevamo con le onde, cercavamo di non perdere la tavola e soprattutto ridevamo tantissimo.
Il giorno che mi è rimasto più impresso è stato quello in cui siamo andati tutti insieme in acqua. Nonostante non ci conoscessimo da tantissimo, sembrava davvero di essere un gruppo di amici che si conosceva da molto più tempo. In generale, la cosa più bella dello scambio è stata proprio passare così tanto tempo insieme. Abbiamo fatto tante attività, parlato, riso e conosciuto persone con culture e lingue diverse. All’inizio può sembrare strano stare con persone che non hai mai visto prima, ma dopo pochi giorni diventa tutto naturale.
La settimana è passata molto più velocemente di quanto avrei voluto. Quando è arrivato il momento di tornare a casa mi sono resa conto di quanto mi fossi affezionata alle persone, ai posti e anche alle piccole cose che facevamo ogni giorno. Alla fine, Team Up per me è stato soprattutto questo: una settimana piena di nuove persone, risate, mare e momenti che non pensavo avrei vissuto. E penso che sia proprio questo il bello degli scambi: parti senza sapere bene cosa aspettarti e torni a casa con molto più di quello che pensavi di trovare.”
Suamy
Questa esperienza mi ha veramente cambiata veramente tanto. All’inizio sopratutto al pre partenza avevo molta paura a non fare amicizia con nessuno siccome sono una persona molto timida e ci metto un po’ a prendere confidenza ma già dall’inizio sono stata circondata di persone piene di voglia di viaggiare , e soprattutto che avevano voglia di stringere amicizia in particolare mi sono affezionata molto a Ilaria perché mi è sempre stata vicino.
Sono sicura che il prossimo anno voglio continuare a fare Erasmus plus perché le attività che propongono sono molto divertenti e ti permettono di comunicare con gli altri e superare le barriere linguistiche perché anche chi non sapeva parlare bene inglese veniva sempre incluso e capito ❤️ All’inizio è stato un po’ difficile comunicare con i portoghesi e gli spagnoli però dopo pochi giorni noi italiani ci siamo avvicinati molto a loro e siamo riusciti a fare amicizia.
La serata portoghese é stata bellissima e spero che venga riproposta perché ti permette di provare del nuovo cibo, di ridere a tavola con persone che conosci da pochi giorni ma sopratutto ti permette di capire le storie delle diverse famiglie e le lorotradizioni.
É stato molto divertente provare i diversi energizer perché molti di questi prima di iniziare le attività penso veramente che mi risvegliavano sopratutto dopo LA SIESTA LOCA 🤣 Mi è piaciuto molto girare Arcos de Valdevez sopratutto con quei giochini che ci hanno fatto fare con l’app; abbiamo dovuto fare delle foto con dei vecchietti portoghesi che sono stati
Diamante
Cosa resta, quando si torna
Gli scambi giovanili hanno un difetto strutturale: durano poco e finiscono di colpo. Otto giorni non insegnano una lingua, non cambiano un percorso scolastico, non risolvono le condizioni di partenza di chi arriva da un contesto svantaggiato. Quello che possono fare — ed è il motivo per cui l’Unione Europea continua a finanziarli — è spostare di qualche grado l’idea che una persona di sedici anni ha di sé e di quello che può fare in un gruppo.
Per moltx dellx partecipanti di Team Up! si è trattato della prima esperienza all’estero senza la famiglia, della prima volta in cui l’inglese è servito davvero a qualcosa, della prima volta in cui prendere la parola davanti a venti sconosciutx non era un compito in classe. Non tuttx tornano a casa con un progetto in testa. Ma quasi tuttx tornano sapendo che esiste una porta, che si chiama Erasmus+, e che si può riaprire: con un altro scambio, con un training course, con lo European Solidarity Corps una volta compiuti i diciotto anni.
È il senso di questo tipo di progetti, e vale la pena ripeterlo a chi ci legge da questa parte: la partecipazione è gratuita, i viaggi sono rimborsati, e il requisito principale non è un curriculum ma la disponibilità a mettersi in gioco.



