Un ponte tra giovani e cittadinanza attiva
Dal 19 al 30 giugno 2026 si è svolto a Gánt, in Ungheria, lo scambio giovanile “Youth for Change”, un progetto pensato per offrire a ragazze e ragazzi tra i 18 e i 25 anni la possibilità di vivere un’esperienza di volontariato all’estero come vero e proprio progetto condiviso. Ospitato nella struttura Fecskepalota, immersa nella campagna ungherese, lo scambio ha riunito partecipanti provenienti da diversi paesi europei, uniti dalla voglia di mettersi in gioco in un ambiente internazionale e di sperimentare in prima persona cosa significhi costruire, giorno dopo giorno, un’attività di volontariato di gruppo.
Undici giorni tra teambuilding, arte e progettazione
Il programma ha alternato momenti di conoscenza reciproca, attività esperienziali e spazi di riflessione personale, seguendo un approccio basato sul “learning by doing”: apprendere facendo, attraverso il corpo, il movimento, l’arte e il gioco, più che attraverso lezioni frontali. Le prime giornate sono state dedicate al teambuilding e alla condivisione delle esperienze di volontariato già vissute dai partecipanti nei rispettivi paesi, per poi lasciare spazio a un vero e proprio percorso di educazione interculturale, con le “notti interculturali” in cui ogni gruppo nazionale ha presentato la propria cultura attraverso cibo, musica, danze e tradizioni.
Non sono mancati momenti più intensi come la “notte sotto le stelle”, una notte all’aperto pensata per rafforzare la coesione del gruppo, e giornate dedicate al project management, con un vero e proprio mini-progetto ideato e realizzato dai partecipanti stessi (“City building”). Nella seconda parte dello scambio il gruppo si è concentrato sulla pianificazione di attività di volontariato concrete, mettendo in pratica gli strumenti di gestione progettuale appresi nei giorni precedenti, fino alla giornata conclusiva dedicata alla riflessione sul percorso fatto e sull’uso di Youthpass per la certificazione delle competenze acquisite.
Tra gli obiettivi dichiarati del progetto vi erano lo sviluppo dell’autoconoscenza come membri di un gruppo, l’apprendimento della cooperazione in un contesto internazionale, la gestione dei conflitti e la sensibilizzazione sui temi dell’inclusione sociale. Obiettivi che si sono tradotti, secondo gli organizzatori, in competenze molto concrete: lavorare efficacemente in team, comunicare in una lingua straniera, comprendere meglio il proprio ruolo di cittadini attivi e, soprattutto, acquisire gli strumenti per gestire in autonomia un proprio progetto di volontariato una volta tornati a casa.
La testimonianza di Sara e Greta
I primi giorni sono stati dedicati a rompere il ghiaccio e a costruire lo spirito di gruppo. Tra giochi di conoscenza e attività di team building, le barriere linguistiche e culturali sono cadute quasi subito, lasciando spazio a un clima di complicità che ci ha accompagnato per tutta la durata del progetto. Non sono mancati momenti dedicati alla consapevolezza corporea e alla preparazione per le attività all’aperto, utili a creare un terreno comune prima di lanciarci nell’esperienza vera e propria: sport, fair play, serate interculturali e la scoperta di Budapest.
A metà percorso, le giornate si sono arricchite di attività sportive all’insegna del fair play, pensate per rafforzare la collaborazione e il rispetto reciproco. Un momento particolarmente atteso è stato il viaggio a Budapest: una giornata immersi nella storia e nell’energia della capitale ungherese, che ci ha permesso di uscire dalla “bolla” del gruppo e vivere insieme una vera esperienza di scoperta culturale.
Il momento centrale dello scambio è stato senza dubbio la giornata di volontariato in un maneggio di cavalli. Dopo alcune giornate di pianificazione, in cui abbiamo organizzato insieme le attività da svolgere, ci siamo rimboccati le maniche: abbiamo pulito le stalle, sistemato gli spazi esterni – tra cui la strada d’accesso e le aree verdi – e curato i cavalli, prendendoci cura della loro igiene quotidiana.
È stata un’esperienza faticosa ma autentica, che ci ha insegnato il valore del lavoro manuale, della responsabilità condivisa e del prendersi cura di qualcosa di più grande di noi. Lavorare fianco a fianco con ragazzi di altri Paesi, in un contesto così diverso dalla quotidianità di ognuno, ha reso ancora più forte il senso di squadra costruito nei giorni precedenti.
Se le giornate erano dedicate alle attività strutturate, le serate sono state il momento in cui le culture si sono davvero incontrate. Le “notti interculturali”, in cui ogni gruppo ha presentato tradizioni, cibo e curiosità del proprio Paese, e la suggestiva “notte sotto le stelle” resteranno tra i ricordi più belli di questo scambio.
Negli ultimi giorni, il gruppo si è dedicato a un momento di riflessione condivisa su quanto vissuto: cosa ci portiamo a casa, cosa abbiamo imparato su noi stessi e sugli altri, come questa esperienza cambierà il nostro modo di guardare al volontariato e alla cittadinanza attiva. La chiusura ufficiale del progetto e la festa d’addio finale sono stati momenti carichi di emozione, tra abbracci, promesse di restare in contatto e la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di speciale.
Undici giorni possono sembrare pochi, ma sono bastati per creare legami autentici, imparare cosa significa davvero mettersi al servizio degli altri e scoprire il valore dello scambio interculturale. Questo progetto Erasmus+ ci ha ricordato che il volontariato non è solo un gesto, ma un modo di stare al mondo — e che, quando lo si condivide con persone di culture diverse, diventa ancora più potente.
Un ringraziamento speciale a Joint per averci dato l’opportunità di vivere questa esperienza.
Perché gli scambi giovanili contano ancora
Esperienze come “Youth for Change” dimostrano quanto gli scambi giovanili restino uno degli strumenti più efficaci per la crescita personale e civica delle nuove generazioni. In un momento storico in cui la mobilità internazionale e il dialogo tra culture sono spesso messi alla prova da tensioni e chiusure, programmi come questo offrono ai giovani europei uno spazio protetto per sperimentare la cooperazione, il confronto e la costruzione collettiva di un progetto comune. Non si tratta solo di “vivere un’avventura all’estero”: gli scambi giovanili sono, a tutti gli effetti, percorsi di educazione non formale che sviluppano competenze trasversali — dalla capacità di lavorare in gruppo alla gestione dei conflitti, dalla comunicazione interculturale alla progettazione — spendibili sia nella vita personale che in quella professionale. Investire in queste esperienze significa investire in una generazione più consapevole, aperta e capace di attivarsi concretamente per il cambiamento sociale, nella propria comunità come in quella europea.


