Dal 4 al 10 giugno 2026 la città catalana di Terrassa, ha ospitato Swing Connection 2.0 – From Body Awareness to Collective Movement, un corso di formazione Erasmus+ che ha trasformato la danza in uno strumento di educazione non formale. Organizzato dall’associazione locale La Víbria Intercultural, fondata nel 2003 con la missione di promuovere diversità e interculturalità tra i giovani attraverso la mobilità internazionale, il progetto ha riunito ventitré partecipanti provenienti da otto paesi europei — Spagna, Portogallo, Grecia, Lituania, Francia, Italia, Germania e Bulgaria — per una settimana di pratica corporea, riflessione pedagogica e creazione collettiva.
Il corpo, non l’aula, come punto di partenza
L’idea alla base di Swing Connection 2.0 è semplice ma radicale: il movimento è da sempre uno strumento essenziale di espressione, comunicazione e apprendimento, e attraverso il corpo si esplora l’identità, si costruiscono relazioni e si genera senso di collettività. Il corso ha utilizzato la danza — in particolare il Lindy Hop — come strumento educativo in contesti non formali, basandosi su apprendimento esperienziale e pedagogie corporee.
Il percorso didattico è stato costruito seguendo un filo storico e culturale preciso: dalle radici afro-discendenti fino alle espressioni contemporanee. I partecipanti, senza bisogno di alcuna esperienza pregressa di danza, sono stati guidati attraverso quattro linguaggi diversi:
- Solo Jazz, nato nelle comunità afroamericane statunitensi durante la Harlem Renaissance, usato per esplorare improvvisazione, musicalità e fiducia in sé stessi;
- Danze africane, per riconnettersi con le radici comunitarie e ritmiche da cui discendono jazz e swing;
- Lindy Hop, sviluppato ad Harlem alla fine degli anni ’20 nel celebre Savoy Ballroom, impiegato per lavorare su dialogo, ascolto attivo e responsabilità condivisa in coppia;
- Danze urbane (hip-hop, house, popping, locking, freestyle), nate negli anni ’70 nelle comunità razzializzate, per creare un ponte tra passato e presente e valorizzare l’identità giovanile.
La progressione pedagogica ha seguito una traiettoria dall’individuale al collettivo: si è partiti dalla consapevolezza corporea — percezione, respiro, postura, ritmo interno — come base di autoregolazione e sicurezza personale, per poi arrivare gradualmente al lavoro relazionale e di gruppo.
Chi ha reso possibile il percorso
A guidare le attività è stato un team di formatori con esperienze diverse ma complementari. Uxue Martínez e Gerard Nevot, coppia di riferimento del Lindy Hop in Catalogna e insegnanti in festival internazionali in Irlanda, Grecia, Paesi Bassi e Francia, hanno curato la parte più tecnica della danza in coppia. Cris Burgos, coreografa e insegnante di danze urbane con esperienze televisive (tra cui Operación Triunfo) e collaborazioni con artisti come Shakira e David Bisbal, ha portato la componente contemporanea. Vicky Colucci, operatrice di La Víbria e insegnante di swing presso la scuola Triple Step, ha invece messo l’accento sulla dimensione del movimento come strumento di benessere e connessione profonda.
Proprio Triple Step, accademia di danze swing con sede a Terrassa che ha formato oltre 2.000 persone al Lindy Hop e al Solo Jazz, ha fornito la cornice pratica e gli spazi per le attività, mentre l’alloggio dei partecipanti è stato organizzato presso l’Alberg Vallparadís, ostello nel cuore del più grande parco cittadino.
La testimonianza dei partecipanti
When words end, dance begins [Martha Grahm]
Iniziando con queste parole della celebre coreografa statunitense Martha Grahm, regalateci da una compagna, vogliamo raccontarvi un’esperienza formativa dove sono stati i nostri corpi a prendere parola e diventare protagonisti di una trasformazione significativa.
È stata una parentesi danzante che ha visto riuniti giovani di diversi paesi europei attivi in contesti artistici e socio-educativi, tutti accomunati dalla passione per la danza, strumento di comunicazione non verbale per eccellenza capace di oltrepassare ogni barriera e generare nuovi significati collettivi.
Il luogo che ci ha accolto è Terrassa, affascinante cittadina della Catalonia (Spagna) nella quale abbiamo trascorso una settimana di pura energia metamorfica, accompagnati da Vicky, Gerard, Uxue e Cris, insegnanti di danza e formatori appartenenti a due realtà formative locali (l’Associazione La Vibria Intercultural e la Scuola di danza Triple Step). Ondeggiando su vibranti brani musicali siamo partiti dai rudimenti del Solo Jazz, per poi attraversare il Lindy Hop e ripercorrere le radici africane di queste danze immergendoci nel Sabar senegalese ed esplorando passi di Urban Dance. Siamo stati corpi in movimento che hanno saputo mettersi in dialogo con sé stessi e con gli altri, lavorando sulla consapevolezza di sé e sull’attenzione verso l’Altro. Danzare è infatti un atto di accoglienza e cura dell’essere con sé stessi, ma anche con gli altri. Nel Lindy Hop, ballo di coppia, abbiamo avuto la preziosa occasione di approfondire i concetti di leading and following, ossia guidare e seguire. L’atto di guidare, come quello del lasciarsi guidare, richiede capacità di riconoscere l’Altro, saper gestire il confine che esiste tra sé e l’Altro e muoversi insieme, attraverso un danzare comune che non prevarica, ma valorizza.
L’importanza dell’ascolto è emersa anche nel racconto delle radici di questa danza, che sono legate alla cultura africana trapiantata negli Stati Uniti d’America. Abbiamo sentito vibrare nei nostri corpi il ritmo ancestrale di questo genere e ne abbiamo restituito il valore che troppo spesso rimane silente.
Danzare è diventato atto di creazione di spazi di connessione e comunità che includono e valorizzano. Abbiamo anche sperimentato l’improvvisazione, che, non solo nella danza, è una forma di essere e stare in relazione che tanto aiuta ad affrontare i passi della vita.
Le parole emerse da questo percorso sono tante e ricche di diverse sfumature di colore:
Coraggio, Abbraccio, Sorriso, Movimento, Sfida, Condivisione, Riconoscenza, Libertà, Speranza, Ispirazione, Gratitudine, Creatività, Connessione, Amicizia. Sono le radici di nuove piante che cresceranno e daranno i loro frutti nelle nostre diverse esperienze di vita personali e professionali. Vorremmo concludere con le parole di incoraggiamento pronunciate in catalano dal maestro di danza Gerard, “No deixis mai de ballar”, “Non smettere mai di ballare”. E infatti così che, nei nostri contesti di vita quotidiana abbiamo deciso di non smettere di danzare e di cogliere ogni occasione che possa farci rivivere le significative emozioni di questa esperienza formativa.
I semi piantati durante quella settimana non sono rimasti a Terrassa. Hanno continuato a crescere nei nostri contesti quotidiani, prendendo forma in nuove esperienze educative. La vera ricchezza di un training Erasmus+ risiede proprio in questo: permettere che ciò che si è vissuto non rimanga un’esperienza personale, ma continui a generare nuove possibilità di incontro, apprendimento e trasformazione.
Un esempio è il Laboratorio di consapevolezza corporea, realizzato come attività di disseminazione da una delle partecipanti del gruppo Italia. Attraverso il movimento, il contatto, l’ascolto di sé e dell’altro e la sospensione del giudizio, il laboratorio ha offerto ai partecipanti uno spazio in cui sperimentare fiducia, relazione e cooperazione, contribuendo a far germogliare anche nel nostro territorio quei semi di consapevolezza, esplorazione e cura che il training aveva iniziato a coltivare.
Obiettivi condivisi tra formazione e inclusione
Al di là della componente artistica, il corso si è posto obiettivi esplicitamente pedagogici e sociali: promuovere inclusione, diversità e cooperazione attraverso la danza; riflettere sul ruolo di cultura, storia e identità nei processi educativi; valorizzare creatività ed espressione non verbale come risorse didattiche; e, non ultimo, promuovere l’uguaglianza di genere mettendo in discussione i ruoli tradizionali e gli stereotipi nella danza in coppia.
La metodologia ha combinato laboratori pratici di espressione corporea, spazi di riflessione individuale e di gruppo sui valori dello swing e sul suo impatto sociale, momenti di condivisione attraverso presentazioni e performance, e infine la creazione di materiali pedagogici pensati per essere riportati dai partecipanti — educatori, formatori, animatori giovanili, operatori sociali — nei rispettivi contesti professionali una volta tornati a casa.
Conclusione
Swing Connection 2.0 ha dimostrato come una settimana di danza condivisa possa diventare molto più di un’attività ricreativa: un vero laboratorio di pedagogia corporea, capace di intrecciare memoria storica — quella delle danze afro-discendenti e della loro nascita nei club e nelle sale da ballo del primo Novecento — con questioni contemporanee di inclusione, identità di genere e cittadinanza attiva. Portando insieme ventitré giovani da otto paesi diversi, il progetto de La Víbria Intercultural conferma il valore della mobilità Erasmus+ come spazio di incontro interculturale, e lascia in eredità ai partecipanti non solo nuovi passi di danza, ma strumenti pedagogici concreti da portare nelle proprie comunità.



