Lo scorso 11 e 12 settembre due componenti dello staff di Joint hanno preso parte alla Forrás Konferencia, l’appuntamento annuale organizzato da Élményakadémia e giunto quest’anno alla quinta edizione.
La conferenza si è svolta presso il Bátor Tábor, a Hatvan, e ha riunito circa centocinquanta professionisti ungheresi e internazionali: insegnanti, operatori giovanili, psicologi, professionisti della tutela dell’infanzia e dell’adolescenza. Forrás, che in ungherese significa “sorgente”, non è una conferenza tradizionale. Il programma è costruito quasi interamente su workshop interattivi, con sessioni all’aperto e gruppi di riflessione che accompagnano i partecipanti lungo le due giornate, aiutandoli a rielaborare quanto appreso.
L’edizione 2026 ha ruotato attorno a quattro temi:
- il benessere dei giovani,
- la sicurezza,
- l’inclusione e
- la partecipazione,
con un’attenzione particolare a chi ha bisogno di maggior sostegno per potervi accedere.
La conferenza come attività di Ladder to Inclusion
La partecipazione di Joint si inserisce nel quadro di Ladder to Inclusion, il progetto Erasmus+ che vede l’associazione collaborare con Élményakadémia (Ungheria), Las Niñas del Tul (Spagna) e Centrs MARTA (Lettonia): la conferenza è una delle attività previste dal progetto, che ha qui uno spazio dedicato alla presentazione dei propri risultati.
Ladder parte da una domanda precisa: come rendere i programmi internazionali per i giovani realmente accessibili anche a chi si trova in situazioni di forte vulnerabilità. Invitarli non basta — occorre ripensare la selezione, la preparazione, la sicurezza, il supporto durante l’attività e il follow-up al rientro.
I due workshop condotti da Joint
All’interno del programma della conferenza, lo staff di Joint ha condotto due workshop.
Il primo ha affrontato l’accessibilità delle mobilità internazionali per i giovani neurodivergenti. Un ambito ancora poco presidiato nella progettazione: la sessione ha lavorato su cosa comunicare prima della partenza, su come organizzare spazi e ritmi durante l’attività e su quali accorgimenti, spesso minimi e poco onerosi, facciano la differenza tra una partecipazione formale e una partecipazione reale.
Il secondo ha scelto una strada diversa, partendo da una provocazione: immaginare di trovarsi nel 2035, con il progetto Erasmus+ più inclusivo mai realizzato che sta avendo luogo proprio in quel momento. Che aspetto ha? Che cosa lo ha reso possibile? E che cosa, oggi, continua a ostacolarlo? Il workshop ha esplorato come l’orientamento al futuro — la capacità di immaginare scenari desiderabili e di procedere a ritroso per individuare i passaggi che li rendono possibili — possa diventare uno strumento di inclusione, di speranza e di agency nel lavoro con i giovani.
I partecipanti hanno riflettuto sulle barriere che oggi tengono fuori dalla mobilità internazionale i giovani in condizioni di forte vulnerabilità e sui
cambiamenti, sia sistemici sia relazionali, necessari per superarle. L’inclusione è stata trattata non come un obiettivo fisso da raggiungere, ma come un impegno collettivo e continuo, che chiama in causa insieme operatori, organizzazioni e giovani stessi. Al termine della sessione ciascun partecipante è uscito con un impegno personale concreto per la settimana successiva, oltre che con una visione condivisa di come potrebbe essere la mobilità inclusiva, se solo si avesse il coraggio di immaginarla diversamente.
I materiali di Ladder to Inclusion
Il manuale del progetto, le infografiche che ne sintetizzano i sette capitoli, le linee guida sul safeguarding e il corso online ospitato sulla piattaforma HOP di SALTO sono accessibili gratuitamente e tradotti in cinque lingue. Si rivolgono a chiunque organizzi attività per i giovani e voglia renderle più aperte, più sicure e più accessibili.


