Una settimana in Portogallo, un campus immerso nel verde, partecipanti provenienti da Italia, Grecia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna, Portogallo e Romania. Questo era il contesto del Training Course Erasmus+ Supporting Minds, organizzato dalla Cruz Vermelha a Santa Maria da Feira tra il 23 e il 29 marzo 2026: un progetto di educazione non formale dedicato interamente alla salute mentale per chi lavora a contatto con i giovani.
Il corso si rivolgeva a operatori e operatrici giovanili con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per riconoscere i segnali di stress e burnout, sviluppare pratiche di self-care, e costruire relazioni di supporto con confini sani. Dietro ogni metodologia, un principio guida: la salute mentale non è un interruttore acceso o spento, ma uno spettro continuo di sfumature che tutti percorriamo ogni giorno.
Come era strutturato il percorso
Le cinque giornate formative sono state organizzate attorno a macrotemi progressivi, guidate da Ana Teresa — psicologa portoghese di grande competenza — con il supporto delle facilitatrici Laura e Ida.
Giorno 1 — Il gruppo e la salute mentale
Giorno 2 — Esperienze personali e self-coping
Giorno 3 — Approccio ecocentrico e burnout
Giorno 4 — SEL e cerchio di parola in natura
Giorno 5 — Riflessioni e prospettive future
Le metodologie spaziano dal workshop teatrale alle tecniche di mindfulness, dal mandala collettivo con elementi naturali raccolti a terra al cerchio di parola, fino all’esplorazione della finestra di tolleranza — quella zona di equilibrio in cui riusciamo a funzionare al meglio, né troppo attivati né troppo spenti.
I temi esplorati
Uno degli aspetti più ricchi del programma è stato il modo in cui i temi venivano affrontati su due livelli simultanei: quello professionale degli youth workers e quello personale di ciascun partecipante. Burnout, bias cognitivi, empatia delle persone altamente sensibili, alimentazione consapevole, igiene del sonno: ogni argomento veniva radicato nell’esperienza vissuta, non semplicemente illustrato in teoria.
Particolarmente significativa la sessione dedicata alla natura come strumento di regolazione emotiva: il gruppo è uscito all’aperto per creare mandala con foglie, fiori, rami e sassi già caduti — un esercizio lento e silenzioso che ha sorpreso molti per la sua efficacia nel ridurre lo stress e ritrovare il contatto con il presente.
Le voci di chi ha partecipato
La testimonianza di Monica
Tra il 24 e il 28 marzo 2026 ho avuto la fortuna di partecipare al Training Course Erasmus+ Supporting Minds, un corso di formazione organizzato da Cruz Vermelha nella cittadina portoghese di Santa Maria da Feira. Il corso ha coinvolto gruppi di youth workers come me provenienti da Italia, Grecia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna, Portogallo e Romania.
Tutte le attività proposte sono state coordinate da Ana Teresa, la nostra meravigliosa trainer supportata dalle facilitrici Laura e Ida. Ognuna di loro ha rappresentato un costante punto di riferimento per il gruppo, una presenza discreta ma sempre disponibile sia durante le attività di apprendimento non formale, sia nei momenti liberi. Se da una parte Laura e Ida ci hanno aiutato a conoscere meglio il programma europeo Erasmus+ e il concetto di “apprendimento non formale”, dall’altra Ana ha messo a nostra disposizione le sue competenze e la sua professionalità per approfondire in modo più specifico le tematiche alla base del corso.
Le attività delle singole giornate sono state organizzate secondo uno specifico macrotema:
- Y (WHY): presentazione del gruppo e degli obiettivi del TC; prime riflessioni sulla tematica della salute mentale;
- YOU: le nostre esperienze personali; tecniche e strategie di self coping per il benessere mentale;
- YOUTH: riflessioni sull’approccio ecocentrico al benessere mentale; essere youth workers; strategie per prevenire e affrontare il burnout;
- YOUTH ORGANISATIONS: il cerchio di parola in natura; l’approccio sistemico (Social Emotional Learning); attività a tema proposte da singol* partecipanti;
- INTEGRATION & CLOSING: conclusioni su quanto appreso e acquisito; prospettive future.
Durante il TC abbiamo potuto esplorare le tematiche legate alla salute mentale non solo in veste di youth workers, ma anche in una prospettiva più privata: quella di singole persone con sensibilità e vissuti differenti. Pratiche come il cerchio di parola, il workshop teatrale, le tecniche di mindfulness e il mandala collettivo (giusto per citarne alcune) ci hanno permesso di condividere spontaneamente esperienze personali (anche delicate) legate alla salute mentale. Spesso ci siamo trovat* a concordare quanto sarebbe molto più costruttivo – oltre che rassicurante – poter discutere di disturbi mentali e burnout altrettanto liberamente anche al di fuori del contesto del TC, anziché avere a che fare con lo stigma e il pregiudizio che di solito accompagnano questi temi. Cosa porto a casa dopo questa esperienza? TANTISSIMO, senza nulla togliere agli altri progetti Erasmus+ a cui avevo partecipato in precedenza.
A livello formativo penso di aver acquisito un bagaglio di conoscenze, coping strategies e strumenti pratico-teorici utili sia per la mia professione di insegnante, sia per il mio percorso di vita. Ma è a livello umano che penso di essere tornata con un bagaglio ancora più ricco, se possibile: un bagaglio fatto di condivisione, abbracci, risate, ascolto e tanta emozione. Un bagaglio che ha il profumo dolce del gelsomino nella notte portoghese e il sapore morbido di un pastel de Nata.
Confesso di essermi commossa fino alle lacrime quando Ana ha chiuso per l’ultima volta il cerchio di parola con un tintinnio di cimbali tibetani. Credo che si possa facilmente intuirne il perché. Grazie ancora una volta a Joint per avermi dato la possibilità di vivere un’esperienza davvero incredibile. Alla prossima!
La testimonianza di Caterina
C’è qualcosa di particolare nello scoprire, quasi per caso, che esistono opportunità straordinarie a cui si poteva accedere da anni – e rendersi conto di quanto tempo si è “perso” nel non saperlo. A me è successo proprio così: ho conosciuto i progetti finanziati dall’Unione Europea soltanto alla fine dei miei ventinove anni. Eppure, nonostante il ritardo, ogni esperienza che sto vivendo attraverso questi programmi sembra arrivare esattamente nel momento giusto. La mia seconda esperienza europea nell’ambito dei progetti finanziati dall’Unione Europea – Supporting Minds è stato un corso dedicato interamente alla salute mentale: cinque giorni intensi, profondi e allo stesso tempo leggeri, trascorsi in un campus studentesco immerso nel verde, a pochi passi da un’Accademia musicale – un dettaglio non da poco, per me che sono cantante lirica.
Quella vicinanza si è trasformata, quasi per magia, in qualcosa di concreto e prezioso. Durante le pause del training course sono riuscita a utilizzare un’aula dell’Accademia per cantare e allenarmi: un lusso inaspettato, reso possibile dalla gentilezza e dalla disponibilità straordinaria della segretaria, dei professori e della direttrice. La lingua avrebbe potuto essere un ostacolo – e in effetti qualche momento di incertezza c’è stato – ma, alla fine tutti insieme, anche grazie all’aiuto di una mia amica, siamo riusciti a comunicare, a capirci, a trovare il modo di fare quella semplice quanto preziosa richiesta. Un’aula, qualche ora, e la voce ha potuto continuare il suo lavoro anche lontano da casa…
A volte basta il coraggio di chiedere, anche quando non si parla la stessa lingua, e la gentilezza, quella, non ha bisogno di traduzione! Il corso si è svolto a Santa Maria da Feira, in Portogallo, un luogo che già di per sé ha qualcosa di speciale. Questo campus studentesco è immerso nel verde, con spazi aperti ampi e ariosi che abbiamo sfruttato moltissimo per le attività all’aperto. Sotto la guida di Ana Teresa, una psicologa portoghese di grande competenza e, ancora di più, di grande umanità; con la sua capacità di guidarci attraverso temi delicati abbiamo esplorato lo spettro della salute mentale nella sua complessità – non semplicemente bianco o nero, ma un continuum fatto di sfumature, transizioni e segnali da imparare a riconoscere. Il punto di partenza del corso era chiaro: la salute mentale non è un interruttore acceso o spento. Esiste uno spettro, una curva, una finestra di tolleranza entro cui ci muoviamo ogni giorno e Imparare a riconoscere dove ci troviamo su questo spettro – e soprattutto come accompagnare anche gli altri in questo percorso – è stato il filo conduttore di tutta la settimana. Uno degli aspetti che mi ha colpito di più è stato il modo in cui abbiamo affrontato i bias cognitivi e i trigger emotivi. Spesso i pensieri che ci passano per la testa – quelli che ci portano a reagire in un certo modo, a sentirci bloccati, sopraffatti o semplicemente “sbagliati” – non sono una fotografia fedele della realtà. Sono filtri, costruzioni mentali, schemi appresi nel tempo, sono quei meccanismi automatici che plasmano il nostro modo di interpretare la realtà, spesso senza che ce ne accorgiamo.
Riconoscerli, anche se non è facile, è il primo passo per non lasciarsi guidare ciecamente da loro. Abbiamo anche esplorato il concetto di finestra di tolleranza: quella zona di equilibrio in cui riusciamo a funzionare al meglio, né troppo attivati né troppo spenti. Abbiamo capito come lo stress ci spinga fuori da questa finestra – e come possiamo imparare a rientrarci. Poi c’era il tema delle persone altamente empatiche, che risuonava tantissimo con me. Ci sono persone che assorbono le emozioni degli altri in modo profondo: ascoltano, sentono, e si connettono davvero. Questo è un dono, ma può diventare un peso se non si impara a dosarlo. Abbiamo capito che il bisogno di solitudine e di ricarica non è egoismo, è igiene emotiva.
Solo alcuni degli strumenti e concetti esplorati:
Resilienza, Self-care, Empatia, Mindfulness, Assertività, De-escalation, Regolazione emotiva, Limiti sani, Atti di gentilezza, Finestra di tolleranza, Bias cognitivi, Trigger, Igiene del Sonno e Benessere.
Una delle sessioni più belle – e più inaspettate – è stata quella dedicata alla natura come strumento di regolazione emotiva. Siamo usciti all’aperto e abbiamo creato dei mandala con elementi naturali già caduti a terra: fiori, foglie, rami, sassi, petali. Nessuna distruzione, nessun danno all’ambiente – solo raccogliere ciò che la natura aveva già lasciato andare. L’effetto sul mio stato d’animo è stato sorprendente. Qualcosa in quell’atto lento, creativo e silenzioso mi ha aiutata a rallentare, a tornare presente; si è rivelato un modo efficace per abbassare i livelli di stress e ritrovare il contatto con sé stessi e con l’ambiente circostante.
Abbiamo anche parlato di alimentazione e benessere mentale, di come l’intenzione con cui ci sediamo a tavola – il modo in cui siamo presenti nel momento del pasto – influenzi il nostro rapporto con il corpo e con il cibo. E poi il sonno: un capitolo spesso sottovalutato eppure cruciale. Abbiamo imparato delle strategie concrete per migliorare la qualità del riposo notturno, e con esso la qualità dell’intera giornata. Abbiamo svolto molte attività collaborative, in gruppo, riflessioni condivise, momenti di confronto che hanno creato legami veri in pochissimo tempo. Quando persone di nazionalità, lingue e background diversi si ritrovano a lavorare su temi così personali, si abbassano le difese, ci si scopre più simili di quanto si pensasse. Nel giorno libero ci siamo organizzati spontaneamente tra i nuovi amici conosciuti durante il corso, e abbiamo esplorato i dintorni. Io – che sono credente – sono riuscita a raggiungere Fatima. Non so come descrivere quello che ho provato lì. È stato un momento di raccoglimento profondo, una pausa silenziosa nel mezzo di un’esperienza già di per sé molto ricca. Se non avessi fatto questo corso, non so se avrei mai avuto la possibilità di andare a vedere la Madonna di Fatima. Sono rimasta commossa, grata, e in qualche modo più connessa con me stessa. Posso dire con certezza che questo training course ha lasciato un segno profondo, non solo per i contenuti – che erano ricchi, articolati e straordinariamente utili – ma per l’atmosfera, le persone, i luoghi e quelle piccole coincidenze che rendono un’esperienza indimenticabile. Tornare a casa da un’esperienza del genere significa portare con sé qualcosa di più di qualche concetto nuovo o di qualche strumento pratico. Significa aver cambiato, anche di poco, il modo in cui ci si guarda dentro. E questo, secondo me, è il valore più grande di questi programmi europei – che spero sempre più persone scoprano il prima possibile.
Un’esperienza che attraversa i confini
Quello che emerge con forza da entrambe le testimonianze è il valore trasversale di questo tipo di programmi: non soltanto l’acquisizione di competenze professionali, ma il cambiamento nel modo di guardarsi dentro. Quando persone di nazionalità, lingue e background diversi lavorano insieme su temi così personali, le difese si abbassano e ci si scopre più simili di quanto si pensasse.
I partecipanti concordano su quanto sarebbe costruttivo poter discutere di salute mentale e burnout altrettanto liberamente anche fuori dal contesto protetto del Training Course — invece di dover fare i conti con lo stigma e il pregiudizio che spesso accompagnano questi temi nella vita quotidiana.




